Notebook o tablet: cosa scegliere?

Notebook o tablet

Notebook o tablet: cosa scegliere?

Negli ultimi anni, l’uso del tablet è cresciuto, esponenzialmente, a livello mondiale. Al punto che moltissimi utenti si chiedono se sia meglio del pc portatile. Una risposta univoca, in tal senso, non esiste. Bisogna valutare, innanzitutto, che tipo di utilizzo si vuol fare. Anche se capita, soventemente, che i notebook consentano di staccare il monitor, risultando decisamente più leggeri senza la tastiera, mentre i tablet incorporino una tastiera accessoria che li trasforma in piccoli portatili, in grado, specie per coloro che lavorano nell’ambito dell’editoria, di diventare dei piccoli notebook.

I notebook, di fatto, sono dei veri e propri personal computer, in grado di replicare, ormai, le performance fornite dal loro antesignano: il computer desktop, ovvero quello a postazione fissa. Anche il sistema operativo è identico a quello dei pc desktop, che scegliate un notebook Windows o OS X o che preferiate installare un altro sistema operativo indipendente; inoltre, dispongono di diversi GB di Ram, processori velocissimi e elevato spazio di memoria, spesso superiore a 1 TB.

Col notebook è possibile creare più profili utente, installare e utilizzare applicazioni molto impegnative dal punto di vista delle risorse del sistema; quest’ultime, inoltre, possono essere utilizzate contemporaneamente senza sovraccaricare il sistema. Alle soglie del terzo decennio del nuovo millennio, si può ben dire che le prestazioni dei notebook sono le medesime di quelle di un pc a postazione fissa.

I tablet, come dice la parola stessa, sono a forma di tavoletta, e dall’assenza di una tastiera “fisica”, sostituita dal display touch grazie al quale si possono effettuare tutte le operazioni. Date le ridotte dimensioni, le performance tecniche non possono essere equiparate a quelle di un notebook: la memoria fissa può arrivare, al massimo, a 32 GB nei modelli più evoluti; le CPU raggiungono mediamente 1,5 Ghz; la RAM è modesta, difficilmente superiore ai 3 GB.

Il sistema operativo può risultare identico a quello di un portatile, sole se si dispone di un tablet Windows, nei restanti casi, invece, gira in sistemi appositamente creati come Android o iOS. Se dal punto di vista delle performance non risulta competitivo come un notebook, il tablet può risultare di particolare appeal per coloro che amano scaricare molte applicazioni dei maggiori marketplace e ne usufruiscono in forma continuativa.

BTP

BTP, calano i rendimenti: gli italiani, finalmente, diversificano i propri investimenti

Investire, da sempre, è una priorità per ogni cittadino italiano, popolo avvezzo al risparmio più di qualsiasi altro popolo al mondo. Non è casuale, di conseguenza, che il nostro paese, nonostante un debito pubblico abnorme, il secondo per dimensioni dopo quello greco, sia ancora considerato uno dei più importanti al mondo. Il risparmio privato, in tal senso, fa la differenza.

Dove allocano le proprie risorse finanziarie gli abitanti del Belpaese? Storicamente, i titoli di stato hanno rappresentato un porto sicuro, grazie anche rendimenti a doppia cifra. Altri tempi. L’Italia, all’epoca, viveva ben oltre le proprie possibilità, anche se i cittadini, grazie ad un diffuso benessere, non se ne rendevano conto.

Negli ultimi vent’anni, però, è arrivato il conto da pagare. Assai salato. E con l’ingresso nell’euro, e la perdita di parte della propria autonomia di Banca Italia, la dinamica dei tassi è stata appannaggio della Banca Centrale Europea. Un bene, indubbiamente, per la stabilità economica del nostro paese, da sempre esposta fortemente alle aggressioni dall’esterno, come accadde in principio degli anni ’90 con l’azione speculativa in borsa di Soros. Un “male”, invece, per i rendimenti dei nostri titoli di stato, che non torneranno mai ai livelli degli anni ’80 e scesi drasticamente.

Oggi, investire in un titolo di stato come il BTP garantisce un rendimento poco appetibile. E costringe, di conseguenza, l’investitore italiano ha diversificare i propri investimenti, abbracciando anche mercati fino a pochi anni fa inesplorati, come gli azionari e gli ETF, oppure ricorrere alla sottoscrizione di fondi comuni di investimento, estremamente efficaci dal punto di vista della diversificazione del rischio anche se, talvolta, troppo onerosi.

La discesa dei rendimenti dei titoli di stato, però, ha portato anche dei benefici. E quello già citato della diversificazione nell’allocazione delle proprie risorse finanziarie, ad esempio, è forse il maggiore, che va incontro ad un concetto, a dir poco fondamentale, dell’educazione finanziaria di ogni singolo cittadino.