Iniziativa per un’immigrazione moderata

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Iniziativa per un’immigrazione moderata

Iniziativa per la limitazione

Se ne parlava già negli ultimi mesi dell’anno scorso, e il 25 gennaio il partito dell’UDC ha dato il via ad una iniziativa “Per la limitazione”.

Su questa iniziativa si andrà alle urne il 17 maggio.

Questa iniziativa vorrebbe limitare l’immigrazione in Svizzera e anche porterebbe all’abolizione della libera circolazione delle persone.

A detta dell’UDC questo potrebbe risolvere parecchi problemi di  natura sociale, finanziaria ed ecologica in Svizzera.

Il presidente dell’UDC Albert Rösti afferma che la Confederazione deve potere tornare a regolare l’immigrazione come faceva prima della libera circolazione delle persone con l’Ue e quindi in modo indipendente.

Per una immigrazione moderata

Il testo andrà al voto il 17 maggio e ha come obiettivo il portare avanti l’iniziativa per una immigrazione moderata, ovvero che si pone contro un’immigrazione di massa.

Chiede quindi la rinegoziazione  della libera circolazione delle persone con l’Ue e se del caso anche la rescissione dell’accordo.

Ovviamente molti sono contrari poichè vi è il rischio di mettere a repentaglio gli accordi bilaterali I.

Tuttavia, come afferma Rösti, tale iniziativa di limitazione non è un annullamento, come invece affermano gli oppositori.

Sarebbero interessati solo sei su oltre 120 trattati bilaterali tra Svizzera e Ue. Ad esempio l’accordo di libero scambio non sarebbe per niente toccato.

Andrebbero modificati sono 6 accordi che per l’Udc sono particolarmente dannosi per il paese. Secondo Rösti infatti la libera circolazione ha portato ulteriore alla Svizzera solo un’elevata immigrazione, una maggiore pressione sui posti di lavoro, sui salari e anche sui servizi sociali.

Inoltre genera anche maggiore traffico stradale, inquinamento e inoltre può mettere in pericolo la sicurezza, in particolare nelle regioni di confine.

Quindi questa iniziativa secondo coloro che la stanno portando avanti, apporterebbe solo vantaggi per il paese, una volta approvata.

Opposizione a tale iniziativa

Ci sono però molti oppositori a tale iniziativa per la limitazione, come ad esempio le grandi imprese, anche perché molti manager sono stranieri e non conoscono davvero la situazione della Svizzera.

Anche il Consiglio degli Stati, con 38 voti a 4 e 3 astenuti si pronuncia contro il testo.

Infatti tutti gli altri partiti sono contrari al testo che metterebbe secondo loro a repentaglio il benessere della Svizzera e i suoi rapporti con Bruxelles.

La consigliera federale Karin Keller-Sutter, assieme ad altri, afferma che l’iniziativa  “metterebbe in discussione l’approccio bilaterale con l’UE nel suo complesso (gli accordi decadrebbero in virtù della clausola ghigliottina)”.

Il popolare democratico Daniel Fässler ha detto invece “Non nego che la libera circolazione delle persone possa avere delle conseguenze negative, ma essa consente ai datori di lavoro di assumere professionisti in modo rapido, flessibile e senza oneri amministrativi nell’area UE/AELS”.

Per contrastare tale iniziativa è nato anche un Comitato unitario per la libera circolazione (Culc) presso la Casa d’Italia a Berna. Questo Comitato raccoglie innumerevoli organizzazioni italiane, sia datate che di recente formazione, seguendo l’esperienza del primo Convegno delle associazioni di emigrati italiani in Svizzera (a Lucerna, nel 1970) che portò alla sconfitta a quel tempo della prima iniziativa Schwarzenbach.

Esso vuole rispondere all’esigenza di non sottovalutare questa campagna per la limitazione, e anche “per contrastare con veemenza l’ennesimo attacco ai diritti degli stranieri e delle straniere a opera dell’Unione democratica di centro (UDC)”.

Per le associazioni che portano avanti tale comitato infatti l’iniziativa per la limitazione porterebbe  indietro il paese, se fosse revocato l’accordo sulla libera circolazione, e si avrebbe un impatto economico negativo per la Svizzera.

Tende a salvaguardare sopratutto i diritti di molti lavoratori e lavoratrici straniere, e invita altre associazioni anche non italiane a parteciparvi. Si rivolge sopratutto a cittadini svizzeri che hanno un background migratorio, ma anche a migranti che non hanno ancora il diritto di voto.