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Guide e approfondimenti per intenditori

Autore: Marco

sicurezza lavoro

I compiti e la formazione del Preposto per la sicurezza sul lavoro

La sicurezza sul posto di lavoro è un tema molto sentito nella società odierna. Sempre più persone entrano a far parte della forza lavoro e questo significa un maggior numero di potenziali pericoli per i dipendenti. Per garantire a tutti la massima sicurezza possibile, è necessario un supervisore che sappia come mantenere tutti al sicuro in ogni momento. Questa persona è nota come responsabile della sicurezza sul lavoro (e-reps o eps).

Chi svolge questo ruolo tra il personale dell’azienda ha il compito di supervisionare tutte le attività di conformità alla sicurezza e impartire una corretta formazione ai dipendenti sulle linee guida in materia di sicurezza. Questo articolo illustra cosa fa un responsabile della sicurezza sul lavoro, come trovarne uno se non ne avete già uno o altre due domande su questa posizione.

Cos’è un responsabile della sicurezza sul lavoro?

Il responsabile della sicurezza sul lavoro è la figura professionale che si occupa di garantire la sicurezza sul lavoro in azienda. Deve vigilare su tutte le attività lavorative in modo da evitare infortuni e incidenti. Inoltre, deve anche formare il personale sui temi della sicurezza sul lavoro e sensibilizzarlo sugli aspetti più importanti da tenere in considerazione. Per poter svolgere in modo efficace tutti questi compiti, questa persona non solo deve aver ricevuto una formazione specifica in materia, ma deve anche seguire diversi corsi di aggiornamento periodici per essere sempre a conoscenza delle ultime novità per quanto riguarda le normative per la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro.

Come trovare un responsabile della sicurezza sul lavoro

Per trovare un responsabile della sicurezza sul lavoro, è necessario fare riferimento alla normativa vigente. In particolare, la figura del preposto alla sicurezza sul lavoro è prevista dall’art. 2 del D.Lgs. 81/08 e successivi aggiornamenti. Il responsabile della sicurezza sul lavoro è una persona che, in base alle sue competenze e conoscenze, ha il compito di vigilare sull’applicazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi presenti in azienda. Deve assicurarsi che tutti i lavoratori adottino le precauzioni necessarie per evitare infortuni e malattie professionali. Inoltre, deve coordinare le attività di prevenzione e seguire un apposito percorso formativo o dei corsi aziendali online.

Cosa fa un responsabile della sicurezza sul lavoro?

Il responsabile della sicurezza sul lavoro è il referente aziendale per tutto ciò che riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro. Si occupa di pianificare, coordinare e controllare le attività relative alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali all’interno dell’azienda.

In particolare, il responsabile della sicurezza sul lavoro:
– Identifica i rischi presenti nell’ambiente di lavoro e mette in atto le misure necessarie per eliminarli o ridurli al minimo;
– Elabora il documento di valutazione dei rischi;
– Promuove la cultura della sicurezza tra i dipendenti;
– Coordina le attività di formazione e informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
– Controlla che vengano utilizzati i dispositivi di protezione individuale in modo corretto, e che tutti gli altri dispositivi volti a proteggere la salute dei dipendenti siano in condizioni ottimali e svolgano correttamente la loro funzione.

Nello svolgimento dei suoi compiti, chiaramente, questa figura professionale non agisce da sola, ma collabora con altre figure appartenenti all’organico dell’azienda, come il datore di lavoro o il medico del lavoro, che altrettanto hanno delle responsabilità nella valutazione dei rischi connessi alla salute e alla sicurezza dei dipendenti, e devono collaborare nell’implementare tutte le misure necessarie a ridurre al minimo i rischi. Allo stesso modo, anche gli stessi lavoratori devono fare tutto il possibile per osservare le normative previste per preservare la propria salute dalle malattie professionali e da altri rischi che possono correre.

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Come diventare Media Buyer

Il media buyer è un professionista che ha il compito di aiutare gli inserzionisti a trovare i mezzi migliori per veicolare il loro messaggio al prezzo più vantaggioso secondo il budget che l’azienda desidera utilizzare per le proprie campagne pubblicitarie.

Ma chi è il media buyer? Il ruolo del media buyer è cresciuto enormemente negli ultimi anni, poiché i social media e altre nuove tecnologie hanno fornito ai media buyer più strumenti e approfondimenti che mai, oltre a molte opportunità per mettere in campo nel concreto le loro conoscenze e competenze.

Infatti, non è più sufficiente essere in grado di quantificare un annuncio: i media buyer devono sapere come i loro dati influenzeranno le vendite delle aziende che diventano loro clienti e devono conoscere e comprendere le ultime tendenze del media buying per poter scegliere i modi più efficaci di spendere il budget che l’azienda decide di destinare alla pubblicità. Sia che abbiate appena iniziato a muovere i primi passi nel mondo del marketing, sia che vogliate sapere come diventare una risorsa più preziosa per la vostra azienda, continuate a leggere per scoprire cosa serve per diventare un media buyer di successo.

Che cos’è un Media Buyer?

Un media buyer è un professionista che si occupa della pianificazione, acquisto e monitoraggio di spazi pubblicitari sui vari media, sia quelli tradizionali che quelli di nuova generazione. I media buyer possono lavorare sia per agenzie pubblicitarie che come liberi professionisti, mettendosi direttamente in contatto con le aziende direttamente interessate a realizzare campagne pubblicitarie.

Ma come si fa a diventare un media buyer? Per diventare un media buyer è necessario avere una laurea in marketing o comunicazione, oltre ad aver maturato almeno 3-5 anni di esperienza nel settore della pubblicità e del marketing. Inoltre, è importante conoscere bene i meccanismi di funzionamento dei diversi canali pubblicitari, come ad esempio la televisione, la radio, le affissioni nei cartelloni pubblicitari, ma anche tutti gli strumenti offerti in questo senso da internet e dai social media, e saper utilizzare i principali strumenti informatici, come il pacchetto Office, e l’applicativo Excel in modo particolare.

Come diventare un Media Buyer

Per diventare un media buyer, è necessario avere una laurea che afferisca al settore del marketing, pubblicità o comunicazione. Inoltre, è importante avere esperienza nel settore della pubblicità e del marketing, anche se non necessariamente svolgendo la professione di media buyer, ma comunque occupandosi di attività che permettano di acquisire tutte le competenze necessarie a capire come funzionano i vari mezzi pubblicitari e per quali scopi possono essere più o meno adatti. Infine, è necessario essere in grado di utilizzare i software di analisi dei dati per effettuare le proprie valutazioni riguardo alle campagne pubblicitarie che si vanno a creare per i propri clienti.

Cosa fa un media buyer?

Il Media Buyer è una figura professionale che si occupa di pianificare, acquistare e monitorare gli spazi pubblicitari sui diversi mezzi di comunicazione, sia quelli tradizionali come televisione, giornali e affissioni pubblicitarie, sia quelli di nuova generazione, in particolare i social network.

Il Media Buyer deve conoscere il mercato, le sue dinamiche e le caratteristiche dei vari mezzi a disposizione per scegliere quelli più adatti alla campagna pubblicitaria da realizzare. In questo rientra anche una conoscenza approfondita dell’andamento dei diversi media su cui è possibile realizzare una campagna pubblicitaria, per capire quali sono quelli più efficaci al momento per sviluppare una campagna di successo. Inoltre, il Media Buyer deve avere ottime capacità relazionali per poter trattare con i responsabili degli spazi pubblicitari, e ottenere il miglior rapporto qualità/prezzo possibile per le aziende che si rivolgono a loro.

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Come vendere su Amazon, Facebook ed eBay

Vendere sui marketplace: strategie efficienti e consigli utili

Aprire un negozio on line: opportunità e vantaggi

Al giorno d’oggi sempre più imprese decidono di vendere i propri prodotti o servizi on line tramite piattaforme digitali.

Affidarsi infatti ai vari marketplace digitali (cioè a dei varie propri “spazi virtuali” che hanno come obiettivo quello di mettere in contatto aziende o venditori con potenziali clienti) permette una serie di vantaggi di non poco conto: in primis di estendere veramente a tutti il proprio business: se il negozio tradizionale ha come riferimento potenziali clienti solo su un determinato territorio, un marketplace digitale ha potenzialità geografiche praticamente illimitate.
Una piattaforma consente inoltre maggiore visibilità, e anche questo è un aspetto importante da considerare quando dobbiamo metter in mostra un determinato prodotto.
Inoltre, un marketplace digitale gestito da terzi consente di risparmiare i costi di apertura e gestione di un sito internet e spesso permette di affidare loro la parte logistica della vendita, dallo stoccaggio dei prodotti alla spedizione.
Purtroppo però non basta investire sulla realizzazione di un sito e-commerce oppure su un’utenza per incrementare subito le vendite, ma è fondamentale affidarsi a professionisti come gli ingegneri informatici di Cs-Cart Italia che possano darti consigli oppure elaborare per te una vera e propria strategia di business online con integrazione marketplace anche con la realizzazione di un ecommerce multivendor personalizzato.

In questo articolo potrai trovare alcuni consigli utili per avviare oppure semplicemente organizzare al meglio il tuo business on-line su alcune delle più importanti piattaforme digitali che gestiscono la compravendita di prodotti ovvero Amazon, Facebook ed e-Bay.

Posso vendere sia come privato che come azienda?

Assolutamente sì. Su tutte e tre le piattaforme sopra citate è possibile vendere sia come privato, e quindi senza aprire alcuna partita IVA, sia come azienda più o meno strutturata.
Ovviamente ci sono delle differenze tra le due opzioni.
Su Amazon, ad esempio, i privati si possono registrare solo con un account base con un limite massimo di vendita fissato in 40 oggetti mensili.
Questo account è quindi pensato per chi vuole utilizzare il marketplace in modo sporadico e non strutturato infatti non ha un costo di abbonamento, Amazon addebita costi (commissione) solo in caso di vendita.
Più o meno la stessa differenza che è presente su uno dei social network più famosi, ovvero Facebook.
Anche qui c’è la possibilità di vendere oggetti o prodotti tramite la funzione Facebook Shop (ex vetrina) e il marketplace. Mentre quest’ultimo è più adatto per venditori occasionali, piccoli artigiani che vogliono vendere le loro creazioni o privati senza partita Iva, Facebook Shop è consigliato invece per le aziende, in quanto si tratta di un vero e proprio negozio digitale dove si può concludere un acquisto sia all’interno di Facebook, oppure indirizzando l’utente verso siti esterni.
Anche su e-Bay è prevista una netta distinzione tra un account privato e account da venditore professionale (account business).
Utilizzando l’account personale e-Bay ti consente di pubblicare fino a 50 inserzioni al mese gratuitamente.
Diverso è il discorso per l’account business: trattandosi di un negozio vero e proprio e-Bay richiede il pagamento del servizio ma offre tre pacchetti di abbonamento: negozio Base, Negozio Premium, Negozio Premium Plus.

Aspetti fiscali della vendita tramite marketplace

Per vendere on line non è necessariamente richiesta l’apertura di una partita IVA; o almeno non è richiesta per le attività di vendita sporadiche, occasionali e comunque non strutturate.
In pratica, in Italia, è previsto l’obbligo di partita IVA per quelle attività che – dice la legge – hanno la caratteristica della continuità ed abitualità. Il legislatore si è però dimenticato di precisare cosa volesse intendere con questi aggettivi quindi, il tutto, deve sempre essere contestualizzato e valutato caso per caso. Sicuramente la differenza non è data da un criterio reddituale.
Un’attività diventa struttura (e richiede l’apertura di una partita IVA) quando non solo è organizzata, ma è anche svolta in modo continuativo e professionale.
In pratica, se utilizzo un marketplace per vendere miei oggetti personali, magari usati, non è necessaria la partita Iva perché quegli oggetti sono già di mia proprietà e soprattutto non si tratta della mia attività professionale prevalente. Se invece produco o acquisto da terzi oggetti esclusivamente per rivenderli, a questo punto si viene a creare un’attività strutturata e continuativa e quindi è richiesta la partita IVA.

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Tutti gli sbocchi professionali nel mondo CNC

Genericamente si parla di operatori CNC per tutti quei lavoratori impiegati nell’attività a bordo macchina a controllo numerico computerizzato.

Le macchine utensili vengono adoperate, per lo più, nel settore metalmeccanico, dove quindi c’è una grande richiesta di personale in grado di lavorare con sistemi programmabili che consentono, appunto, alle macchine di muoversi e di eseguire operazioni complesse.

Le macchine CNC, nello specifico, sono presse, torni, filatrici, frese, saldatrici, punzonatrici, macchine per il taglio, centri lavoro, rettificatrici ecc. È chiaro, dunque, che a seconda della tipologia di macchina utensile sono diverse le figure professionali che possono essere impiegate a svolgere il lavoro.

Quello che, però, è un requisito per tutti i lavorati di questo settore è la conoscenza dei sistemi CAD e CAM che consentono di impostare i parametri e i programmi con cui la macchina deve lavorare.

Per il CAD (computer aided design) ci si riferisce a tutto quello che riguarda il disegno tecnico e la prototipazione del prodotto. In questo senso vengono preferite figure che hanno già alle spalle conoscenze tecniche. Stesso dicasi per la fase CAM (computer aided manufacturing) per cui serve un esperto di programmazione, che sia in grado di intervenire sulla macchina qualora si presenti un problema o comunque che possa verificare il funzionamento del programma impostato per ottenere un prodotto conforme al progetto.

Di solito i dipendenti CNC hanno alle spalle una formazione scolastica in ambito tecnico informatico o in meccatronica.

Un operatore cnc, infatti, deve saper leggere una scheda tecnica, conoscere i materiali e la macchina con cui andrà a lavorare per inserire tutte le informazioni necessarie allo svolgimento delle operazioni. Inoltre, deve conoscere le possibili difficoltà di produzione e saper gestire eventuali errori e malfunzionamenti.

Cosa fa concretamente un operatore cnc?

Dalle richieste di fornitura al disegno meccanico, dalla programmazione alla manutenzione, da operazioni informatiche a interventi meccanici, l’operatore CNC può specializzarsi in diversi tipi di attività.

In ogni caso, ogni operatore deve avere una formazione a 360 gradi, soprattutto su quelle che sono le norme di sicurezza da rispettare in questo ambito. Lavorare con macchine utensili significa essere esposti a rumori forti e costanti, trascorrere molto tempo in piedi e dover spostare spesso carichi pesanti.

Ecco perché nelle industrie metalmeccaniche, per esempio, questi lavoratori sono dotati di scarpe antinfortunistiche, tappi per le orecchie, occhiali di protezione, mascherine ecc.

Gli addetti cnc devono verificare costantemente che le macchine lavorino a pieno regime e che la produzione sia idonea agli standard prefissati. In caso contrario l’operatore deve saper riprogrammare l’attività o prestare manutenzione di base alla macchina, sostituendo componenti malandati o lubrificando gli ingranaggi. Per gli interventi più importanti occorre un esperto di manutenzione.

Saper riprogrammare l’attività vuol dire conoscere i linguaggi di programmazione e impostare nuovi parametri per correggere in corso d’opera le operazioni e quindi ottimizzare la produzione.

Inoltre, trattandosi di produzione industriale, questo tipo di impiego richiede solitamente che si lavori su più turni, per non interrompere il ciclo produttivo. Un operatore cnc probabilmente lavorerà in orario notturno, farà straordinari e sarà di turno anche in giorni festivi.

Come trovare impiego in ambito cnc

Per lavorare con macchine a controllo numerico computerizzato e, quindi, in aziende che necessitino di operatori specializzati, occorre avere delle competenze caratterizzanti.

Anche se non ti sei diplomato presso un istituto tecnico o non hai una laurea in ingegneria meccanica o informatica, puoi diventare un esperto del settore decidendo di iscriverti a un corso di formazione come il corso personalizzato cnc  di MAC Formazione che tiene conto del tuo livello di partenza!

Grazie a un’offerta didattica personalizzata nel numero di ore e nella selezione degli argomenti potrai specializzarti in una o più discipline legate al cnc, imparando a utilizzare i software di riferimento.

In questo modo avrai la possibilità di essere selezionato dalle realtà produttive che ricercano figure cnc o di migliorare le tue prospettive di carriera se sei già impiegato in contesti che adoperano macchine utensili.

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Abito da cerimonia, come individuare quello giusto per ciascuna occasione

Vi hanno invitato ad un evento particolarmente importante e non potete assolutamente mancare? Spesso e volentieri, il problema principale è quello legato all’abito da cerimonia, visto che non si hanno le idee ben chiare su quale possa essere il modello più adatto alle proprie preferenze, ma anche alle proprie caratteristiche fisiche.

Insomma, il dubbio che può attanagliarvi spesso e volentieri è quello legato all’abito da indossare in occasioni del tutto particolari. Insomma, se il regalo per tale evento è un problema che si può risolvere in men che non si dica partecipando alla lista, ecco che qualora si dovesse trattare di un matrimonio, la scelta degli abiti da cerimonia Torino non è così banale come potrebbe sembrare.

Le regole da seguire per la scelta dell’abito da cerimonia da donna

Ci sono alcuni suggerimenti che sarebbe sempre meglio seguire per individuare la soluzione migliore per le proprie esigenze. Sono due i fattori che fanno la differenza prima di ogni altra cosa. Ovvero, la location in cui si prevede di festeggiare l’evento, la ricorrenza o l’appuntamento a cui siete stati invitati e, in secondo luogo, l’orario in cui tale cerimonia è programmata.

È facile intuire come l’ambiente in cui si svolgerà la cerimonia possa condizionare in larga parte la decisione sul tipo di abito da acquistare. È sufficiente un rapido esempio per chiarire al meglio questo aspetto: nel caso in cui la cerimonia venga organizzata all’interno della sala di una villa, molto elegante e anche estremamente raffinata, è chiaro che si dovrà seguire uno stile decisamente chic. Discorso completamente diverso quando l’occasione è rappresentata da un evento che si svolge in agriturismo. In questo secondo caso, è chiaro che l’abito da cerimonia dovrà essere sempre di classe, ma al contempo potrà seguire uno stile molto più sobrio.

Occhio all’orario

Abbiamo detto che, oltre alla location, si deve valutare anche l’orario in cui è stata organizzata la cerimonia. Quindi, tutti quegli abiti particolarmente lunghi non sono proprio la soluzione ideale per quegli eventi che si svolgono durante le ore diurne. Meglio, invece, tenerli “in caldo” per delle cerimonie che si svolgono, indicativamente, dopo le ore 16.

Tutt’altro discorso per quanto riguarda gli abiti da cerimonia corti. In questo caso, infatti, rappresentano un’ottima soluzione per le cerimonie che prevedono la partecipazione a un pranzo, ma vanno bene in realtà anche per delle cene. Bisogna prestare attenzione, però, anche alla scelta dell’abito corto più adatto. Infatti, in qualsiasi caso, tale abito non deve mai lasciare scoperte troppo le gambe, arrestandosi all’incirca sotto al ginocchio.

Location e no agli eccessi

Qualora la cerimonia si dovesse svolgere in chiesa, infatti, una gonna troppo corta potrebbe diventare ben presto un problema. È chiaro che, come detto, tutto cambia anche in base al tipo di evento a cui si è chiamati a prendere parte. Qualora si dovesse partecipare alla festa di laurea di un’amica o di un amico, è facile intuire come un abito corto, anche lasciando scoperte le gambe, può rappresentare comunque un’ottima soluzione, dando un tocco di sensualità in più.

Il discorso è facilmente replicabile anche in riferimento alle scollature, evitando qualsiasi tipo di eccesso. Anche quando si tratta di abiti da sera, quindi, nel caso in cui la conformazione dell’abito prevedesse delle ampie scollature, è sempre meglio indossare uno scialle piuttosto che una stola, scegliendo dei modelli sempre molto eleganti e raffinati.

Nel caso in cui si dovesse prendere parte a un matrimonio, ecco che per tutte le donne c’è un suggerimento molto importante da seguire. L’abito da cerimonia non deve mai portare una ospite a rubare la scena di fronte alla sposa. Meglio evitare, di conseguenza, gli abiti eccessivamente sfarzosi o appariscenti.

Cos’è il CBD: storia, caratteristiche chimiche, effetti

Di cannabis si parla tanto e non potrebbe essere altrimenti. La pianta in questione, infatti, fa parte della vita dell’uomo da tempo immemore. Enumerarne le caratteristiche vuol dire, per forza di cose, chiamare in causa anche i suoi principi attivi, tra cui il CBD. Scopriamo di cosa si tratta e quali sono le sue peculiarità.

CBD: la storia

Di CBD oggi si discute molto sia a livello scientifico, sia per quanto riguarda il suo successo commerciale. Per rendersi conto in particolare di quest’ultimo aspetto, basta fare un giro per le strade delle nostre città e accorgersi dei numerosi hemp shop presenti, realtà che, a loro volta, si rivolgono ad aziende che commercializzano olio cbd ingrosso e altri prodotti a base di cbd.

A questo punto, è naturale chiedersi cosa ci sia stato prima dell’e-commerce, dell’appena citato settore del cbd ingrosso e dei numerosi lavori scientifici che vedono protagonista il cannabidiolo.

L’isolamento del principio attivo, ovviamente! Tutto è cominciato all’inizio degli anni ‘40 del secolo scorso grazie al chimico Roger Adams e alla sua equipe. Fautori del primo isolamento e della prima sintesi del cannabidiolo ottennero, proprio grazie a questa impresa scientifica, un brevetto che ha cambiato la storia della pianta di cannabis e della botanica in generale.

Per amor di precisione è il caso di ricordare che Adams si impegnò anche per isolare il THC, ma non ci riuscì. Ai suoi lavori scientifici si devono alcuni processi di alterazione delle strutture molecolari del CBD e di altri fitocannabinoidi.

A isolare il THC per la prima volta è stato invece il biologo e chimico israeliano Raphael Mechoulam (autore, tra l’altro, di uno dei trattati scientifici più rilevanti sul cannabidiolo, ossia il libro CBD: What does the Science Say?). La svolta è avvenuta nel 1964 presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. In quell’anno, sono state di fatto confermate, tramite uno spettrometro, alcune intuizioni di Adams e della sua equipe.

Caratteristiche chimiche

Cosa dire delle caratteristiche chimiche del CBD? Prima di tutto che questo fitocannabinoide e il THC hanno in comune la medesima formula bruta. Conosciuta anche come formula grezza, è una tipologia di formula chimica che fornisce all’osservatore tutte le informazioni sia sul numero, sia sulle peculiarità chimiche degli atomi di un determinato composto.

Doveroso è rammentare che secondo diversi studi il CBD può essere annoverato nell’elenco degli isomeri del THC.

Effetti

Gli effetti del CBD sono il motivo principale della sua fama. Tra i principali è il caso di ricordare quelli sull’ansia. Diversi lavori scientifici svolti a livello internazionale hanno portato alla luce la capacità del cannabidiolo di agire a livello delle aree del cervello a loro volta in grado di modulare le risposte emotive.

Questo si traduce in una riduzione degli stati di eccitazione neuronale e in una risposta più controllata alle situazioni di ansia.

Il CBD è altresì capace di inibire la degradazione da parte dell’organismo dell’anandamide, un endocannabinoide prodotto dal corpo umano. Questo aspetto è fondamentale in quanto, grazie ad esso, chi utilizza il cannabidiolo ha la possibilità, in alcuni casi, di apprezzare una minor percezione del dolore.

In grado di attivare i recettori serotoninergici, il cannabidiolo è considerato un valido antidepressivo naturale. Quando lo si chiama in causa, non si può non ricordare che, sempre grazie alla recente ricerca, è stato scoperto il suo ruolo chiave nella creazione di connessioni cerebrali a livello dell’ippocampo, un’area del cervello importantissima essendo collegata ai meccanismi della memoria.

Quando si parla di CBD, si sottolinea spesso il suo non essere psicoattivo (a differenza del THC). Vero, e c’è molto di più. Il fitocannabinoide a cui stiamo dedicando queste righe è infatti in grado di inibire gli effetti del già citato THC, questo grazie alla sua capacità di interagire con il recettore CB1 del sistema endocannabinoide.

È bene ricorda che oggi giorno il cannabidiolo non è un ingrediente di consumo in tutta Europa. È possibile trovare maggiori informazioni dal punto di vista delle diverse regolamentazioni alimentari del cannabidiolo di ogni singolo paese al seguente link.

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Come scegliere il colore e la fantasia del divano

Scegliere il colore o la fantasia del divano non è una scelta facile, si tratta di una parte di arredamento della casa fondamentale, è protagonista della casa. Qui ci si rilassa dopo una lunga giornata di lavoro, si accolgono gli amici e i familiari e spesso si mangia anche quando si è troppo pigri per stare a tavola, ma attenzione alle macchie!

In fase di scelta del colore del divano bisogna tener presente lo stile che si ha in casa oltre al proprio gusto personale in fatto di colori e texture. Sicuramente il colore e la fantasia non sono l’unica cosa da scegliere in un divano, anche la sua forma, il materiale e la grandezza.

Ma in questo articolo vogliamo soffermarci sulla scelta del colore e della fantasia. Vediamo perciò tutti i passaggi per sceglierli.

1- Stile di casa

Come anticipato, lo stile della casa deve essere tenuto in considerazione quando si sceglie il colore del proprio divano. Ogni stile ha un gruppo di colori che lo caratterizzano.

Ad esempio uno stile moderno prediligerò divani monocromatici (bianco-nero-rosso o grigio) mentre, uno stile più vintage o industriale punterà su colori molto più scuri come il marrone, il bordeaux o il giallo senape e senza dimenticare il nero, oltre che materiale differenti, come la pelle o ecopelle.

Uno stile molto inglese o shabby chic invece, vedrà da protagonista i divani a fiori, un must have per chi in casa ha questo stile e soprattutto sono tornati moto di moda dall’anno scorso.

2- Abbinamento con le pareti di casa

In seguito, bisognerà prestare attenzione anche al colore delle pareti della stanza in cui verrà posizionato il nuovo divano.

Certamente alle pareti si può cambiare colore molto più facilmente che ad un divano, però sicuramente non è uno di quei lavori che si fa così sovente all’interno di una casa.

Se si hanno e pareti bianche o di un unico colore molto chiaro, sarà facile abbinare ogni tipo di colore e fantasia, se invece le pareti sono rivestite da carta da parati o da più di un colore, il divano dovrà abbinarsi molto bene ad esso per evitare un effetto confusionario.

3- Luminosità della stanza

Un altro aspetto da considerare quando si sceglie il colore del divano è la luminosità di una stanza.

Se si ha un salotto o una zona living molto luminosa, per contrastare si può scegliere un divano dai colori più scuri, ma se la luce e una stanza ben luminosa è ciò che volete mantenere come effetto finale, allora potete optare per un divano chiaro, quasi tono su tono, in questo modo la stanza apparirà più grande e certamente molto luminosa.

4- Colori freddi o chiari

La scelta più verterà su colori freddi o caldi. Per un ambiente moderno e fresco i colori freddi sono l’ideale, come il blu e il verde.

Mentre, per un ambiente più accogliente i colori caldi sono l’ideale: giallo, arancione e rosso. Il tutto arricchito da cuscini e plaid in abbinamento per un effetto ancora più avvolgente e ospitale.

5-Fantasie floreali e geometriche

Passiamo infine, alla scelta della fantasia.

Fino ad ora abbiamo parlato di divani o scelte monocromatiche, ma con il divano ci si può sbizzarrire e renderlo protagonista della stanza con fantasie floreali o geometriche.

Come dicevamo poco più sopra il divano a fiori rende la stanza molto romantica e pittoresca.

Mentre, le fantasie geometriche sono più adatte a divani in living moderni, Righe, rombi, cerchi e quadrati, disegnate in contrasto al fondo a tinta unita.

cassaforte

Le migliori soluzioni per una cassaforte bloccata

Se hai una cassaforte probabilmente hai qualcosa di valore da mettere al suo interno. Che sia un cimelio di famiglia, un ricordo, dei documenti importanti, dei segreti da tenere lontani da occhi indiscreti o un mucchio di soldi, sarebbe un peccato se per un malfunzionamento del meccanismo foste voi stessi a non avere più accesso all’interno della cassaforte. Purtroppo questa è una cosa che capita di continuo. La sensazione di non poter raggiungere qualcosa di necessario, importante o anche solo di valore emotivo può essere davvero molto frustrante, per questo abbiamo deciso di creare questa guida per aiutare tutte le persone che si trovano in questa situazione.

La maggior parte delle casseforti è vittima del tempo, dell’usura e spesso anche del poco utilizzo. A questo aggiungiamo che non tutti questi meccanismi sono fatti bene, spesso materiali scadenti offrono prestazioni molto scadenti. Fortunatamente, se ti si è bloccata una cassaforte ci sono molti metodi che si possono provare. Certo il modo migliore è sicuramente quello di chiamare un fabbrobilano24h. Ma ecco intanto alcuni consigli per provare a risolvere le cose autonomamente.

Come aprire una cassaforte bloccata da soli

Purtroppo non è facilissimo dare una linea guida che funzioni bene con tutte le casseforti. Ognuna di essere è unica, ci sono molti meccanismi, tipi di serrature diverse, poi ci sono quelle incassate al muro, quelle digitali, insomma è un settore molto variegato. Il primo consiglio che possiamo dare, dunque, è quello di individuare il problema. Si tratta di una chiave spezzata all’interno? Ci si può munire di pinzette e provare a tirarla fuori, magari utilizzando un ferro da cucito a uncinetto, uno degli strumenti migliori per queste cose.

Se invece è una cassaforte a combinazione bisogna capire se si è rotto il meccanismo interno, se qualcosa blocca l’uscita, se c’è stata una malformazione. Una volta capita la causa potrete agire di conseguenza utilizzando ad esempio un flex, una fiamma ossidrica, un piede di porco, tutto ciò che serve per raggiungere l’interno. Se invece non volete danneggiare la cassaforte o volete evitare che l’interno subisca dei danni, purtroppo le opzioni diventano davvero poche. La maggior parte delle soluzioni casalinghe prevede quantomeno l’uso di forza, il fuoco o lame rotanti. Per eseguire un’operazione accurata bisogna per forza di cose rivolgersi ad un professionista che, dotato del giusto grimaldello o altri strumenti, possa aprire la cassaforte senza mettere in pericolo il contenuto. Ecco dunque tutti i vantaggi che ci sono nel rivolgersi ad un fabbro esperto per questo tipo di lavori.

Perchè far aprire la cassaforte da un fabbro

Come accennato, rivolgersi ad un fabbro è sicuramente la soluzione migliore e più efficace. Molti potrebbero essere scettici, magari bisogna fissare un appuntamento e chissà quando si potrà avere di nuovo accesso ai propri averi bloccati dentro la cassaforte. In realtà fortunatamente non è così. La maggior parte dei fabbri, infatti, offre un servizio di pronto intervento tempestivo e veloce, anche nel cuore della notte. Ci sono tantissimi esperti che si possono chiamare nel caso di necessità per sbloccare una cassaforte bloccata, ma anche eventualmente una porta, una finestra, una tapparella e molto altro ancora.

Ovviamente, poi, un fabbro è disposto non soltanto della tecnica e dell’esperienza necessaria per effettuare lavori del genere, ma è dotato anche di tutti gli attrezzi del mestiere, alcuni dei quali non è facilissimo trovare nei negozi e nelle ferramenta. Per aprire una cassaforte bloccata, in conclusione, chiamate il vostro fabbro di fiducia o cercatene uno in zona, sicuramente non ve ne pentirete.

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Nuova Volkswagen Polo, tutto quello che devi sapere sul gioiellino tedesco

Volkswagen ha scelto di dare una bella rinfrescata al suo modello Polo GTI: si tratta della variante al top di gamma in relazione alla generazione numero sei. La versione sportiva si può considerare come il gioiellino principale del colosso tedesco all’interno di un segmento ben preciso, ovvero quello delle compatte di ridotte dimensioni.

Con questa nuova vettura, il marchio tedesco va a modificare i concetti basici della categoria, visto che si tratta di un modello ad elevate prestazioni, offrendo anche un importante livello di dotazioni in tema di tecnologia e di dettagli sportivi. Non da ultimo, c’è da sottolineare anche la presenza del propulsore 2.0 TSI turbo benzina, sviluppando una potenza pari a 207 cavalli.

Durante i 45 anni dal lancio sul mercato della prima generazione, la VW Polo è stata in grado di affascinare un gran numero di giovani appassionati e amanti delle quattro ruote. Sono stati più di 18 i milioni di esemplari che sono stati prodotti, con la compatta tedesca che ha avuto un successo veramente impressionante sul mercato.

Per quanto riguarda il 2021, il marchio di Wolfsburg prosegue nello sviluppo della vettura, fino ad arrivare alla sesta generazione, introducendo una grande gamma di aggiornamenti, con l’intento di ottenere una vettura decisamente più dinamica e anche più affascinante per tutti coloro che sono alla ricerca di un’auto compatta, ma decisamente tecnologica.

Le caratteristiche

La nuova Volkswagen Polo si caratterizza per essere stata sviluppata a partire dalla piattaforma Mqb Ao. Le misure esterne sono quelle del passato, con una lunghezza pari a 4,05 metri, con un passo pari a 2,56 metri.

La zona più in alto della scocca è in grado di richiamare in maniera importante le forme, ma anche le proporzioni del modello 2020. In effetti, i designer del colosso tedesco hanno deciso di focalizzarsi in modo particolare sulla parte frontale e posteriore della vettura, dove si possono scoprire i nuovi gruppi ottici full Led, che traggono ispirazione alla sorella maggiore, ovvero la Volkswagen Golf.

Se la nuova Polo ti ha fatto innamorare, ma non hai la possibilità di acquistarla, prendi in considerazione l’idea di poterne noleggiare una a lungo termine, in questo modo riuscirai ad abbattere di molto i costi.

Gli interni della nuova Polo

All’interno dell’abitacolo lo stile scelto per la nuova generazione della Volkswagen Polo è decisamente semplice, non molto appariscente, ma in ogni caso con un ordine di tutto rispetto. Il volante viene realizzato in pelle, con dei comandi che servono a gestire in maniera ottimale gli assistenti alla guida.

Non c’è più la tradizionale strumentazione con l’uso delle lancette: l’allestimento di serie con cui viene venduta la VW Polo comprende il cruscotto digitale da 8 pollici, che si può ampliare anche fino a 10,25 pollici della versione con allestimento Digital Cockpit Pro.

Nel bel mezzo della plancia troviamo lo schermo, tipicamente touchscreen dedicato all’infotainment, che si presenta rivolto lievemente verso la persona che è alla guida, proposto in un gran numero di formati in base all’allestimento che viene scelto da parte della clientela.

I display di maggiori dimensioni, che possono essere da 8 oppure da 9,2 pollici, mettono a disposizione l’interfaccia di nuovissima generazione Mib3 che, mediante l’Online Connectivity Unit, che presenta un’eSim integrata, va a comprendere vari servizi dedicati all’aggiornamento e alla personalizzazione in streaming. Tra le più interessanti novità dobbiamo senz’altro mettere in evidenza il Climatronic, che si può avere solo su richiesta e che offre degli schermi touch, oltre che a dei cursori che consentono di modificare a piacimento la temperatura.

Rimandato ancora l’appuntamento con la svolta al 100% elettrica. Infatti, la nuova generazione della compatta del colosso tedesco, per ora, verrà lanciata sul mercato in tre versioni differenti, ovvero una da 80 cavalli, una da 95 cavalli e, infine, una da 110 cavalli, senza dimenticare quella a 90 cavalli alimentata a metano.

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Vita da studente fuorisede, quello che devi sapere prima di iscriverti a qualsiasi facoltà

Scegliere fin da giovanissimi il proprio percorso di studi non è affatto semplice. Non tutti hanno ben chiara infatti quella che sarà la propria vocazione ma, nonostante le difficoltà, si cerca sempre di individuare il miglior percorso possibile basandosi sulle proprie preferenze e sulle proprie predisposizioni.

Critico è soprattutto il momento di scegliere la propria carriera universitaria. Molte volte si tratta di percorsi perfettamente in linea con i propri studi passati, altre volte si decide invece di intraprendere strade completamente differenti.

A prescindere da questa scelta, spesso si è costretti per motivi imprescindibili a valutare facoltà situate in altre città o addirittura in regioni diverse dalla propria, impegnandosi in continui spostamenti o eventualmente in trasferimenti temporanei fuori sede.

Se l’università prescelta è in una città non esageratamente distante infatti si è costretti a una vita da pendolari, ma si può evitare la spesa di un trasferimento definitivo. Altre volte però la sede universitaria è davvero troppo lontana per essere raggiunta ogni giorno e questo obbliga di fatto a traslocare, almeno per la durata della propria vita universitaria.

Quali sono gli aspetti da considerare in questi casi?

Valutare la stessa facoltà in diverse città o regioni

È vero, spesso non ci sono alternative se non quella del trasferimento. Bisogna anche considerare però che molto spesso i medesimi percorsi di studio sono presenti in università diverse, poste in differenti città o regioni d’Italia. In questi casi si ha modo di scegliere la destinazione che più conviene, facendo una selezione basata su un mix di criteri oggettivi e di preferenze personali.

Da un lato si potrebbe cercare di capire, ad esempio, quale università tra quelle selezionate sia la migliore a livello di qualità o fama: alcune strutture sono sicuramente più conosciute di altre e per diversi motivi hanno guadagnato negli anni un prestigio maggiore.

Un altro elemento da considerare potrebbe essere lo stile di vita degli studenti nelle varie località. Ad alcuni potrebbero infatti piacere le città vivaci e piene di vita, per altri vanno bene invece location più tranquille e meno caotiche.

Infine, ci sono anche da considerare i mezzi di trasporto e la facilità di spostamento. Uno studente fuorisede infatti di solito torna spesso a casa e se per raggiungere la propria abitazione originaria può contare su mezzi pubblici particolarmente efficienti per lui sarà un enorme vantaggio, anche dal punto di vista economico.

Valutare i costi delle università e degli affitti

Un’altra variabile assolutamente non trascurabile sono i costi da sostenere per la carriera universitaria. Non tutti gli studenti hanno la fortuna di essere finanziati dalle famiglie, né riescono a lavorare durante l’università conciliando efficientemente studio e impegni di lavoro. A tal proposito quando necessario, come scritto anche dal sig. Germanò, responsabile di Prestitimag.it, è possibile ottenere dei piccoli prestiti per studenti (quindi se non hai busta paga o se non lavori) rapidamente per far fronte alle spese universitarie.

A prescindere dalla propria situazione finanziaria personale e familiare, è comunque sempre bene valutare le varie opzioni anche in relazione ai costi dei diversi istituti: esistono università pubbliche relativamente economiche, piuttosto che strutture private sicuramente molto più costose.

La retta universitaria non è però l’unica variabile da considerare. A questa, per gli studenti fuori sede, va ad aggiungersi il costo dell’affitto per un appartamento: anche in questo caso possono esserci notevoli differenze nei prezzi a seconda della località prescelta e delle diverse soluzioni di affitto.

Inoltre, molti studenti per abbattere i costi decidono di condividere un appartamento, mentre chi può permetterselo invece affitta un posto dove stare per conto proprio, più o meno ampio in base alle proprie disponibilità.

Sono quindi varie le considerazioni che si devono fare per uno studente fuorisede. Come sempre non esistono consigli validi per tutti, ma le scelte vanno ponderate sulla base dei propri gusti, delle proprie preferenze e delle proprie possibilità finanziarie.